Un pareggio che sa di vittoria. Grande Vlahovic, un gol alla Batistuta. Con la Roma...

Un pareggio che sa di vittoria. Grande Vlahovic, un gol alla Batistuta. Con la Roma...

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È un pareggio che sa di vittoria, per come è arrivato, ed è assolutamente meritato. La Fiorentina ha dato l'impressione di essere in partita, di voler conquistare i tre punti più di un'Inter troppo rinunciataria, e alla fine l'1-1 ci sta tutto. Un pareggio agguantato al 92esimo grazie ad un gioiello di Vlahovic, un gol alla Batistuta: potenza, precisione, cattiveria agonistica. Bravo Dusan, quella di ieri sera è una rete da grande centravanti. E bellissimo è stato l'abbraccio tra l'attaccante e il suo allenatore, segno evidente che chi pensa che il mister non creda in lui è totalmente in errore.

Nel complesso è stata una buona Viola, specie se paragonata a quella vista nelle precedenti quattro gare di campionato, più concentrata e più motivata, che ha fatto una prestazione vera. La squadra di Montella ha spinto tanto con gli esterni (buona prova la loro, da rivedere però i cross) ed ha retto in difesa con un Pezzella mascherato che si è dimostrato ancora una volta punto fermo di questa Fiorentina. Non è un pareggio che risolve i problemi o spazza via i dubbi, chiaramente, ma è un punto che interrompe la striscia negativa e dà un po' di entusiasmo e fiducia in vista dell'ultima partita dell'anno (venerdì sera al Franchi contro la Roma). E che certamente rende un po' più solida la panchina di Montella, piaccia o meno ad una parte di tifoseria.

Ma un dato oggettivo c'è: la Fiorentina si fa (più) bella contro le big. Ha perso col Napoli alla prima di campionato per gravi errori arbitrali, ha pareggiato con la Juventus meritando molto di più, ha preso a pallonate il Milan a San Siro e ha fermato ieri sera la capolista Inter (ci sarebbe anche la Lazio, con la quale non è andata bene, ma prendiamola come l'eccezione che conferma la regola). Questo dato ci porta a pensare che la rosa a disposizione di Montella abbia dei valori notevoli – specie quando non ci sono assenti –, ma che ci sia un problema di natura psicologica, un problema motivazionale: con le piccole la prestazione stenta ad arrivare. Ed è un punto sul quale l'allenatore e il suo staff dovranno lavorare attentamente, perché è evidente che le buone prestazioni contro le grandi non possono bastare. Il percorso di maturazione di una squadra giovane e talentuosa deve necessariamente passare dall'approccio alle gare meno di cartello. Intanto venerdì sera arriva la Roma. A tutti gli effetti una big... Sperando che si confermi il trend positivo.

Articolo di Giacomo Cialdi