TANTI AUGURI, SERGIO!

TANTI AUGURI, SERGIO!

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Compie oggi 85 anni Sergio Carpanesi, ex centrocampista della Fiorentina che nella stagione 1955/56 alzò al cielo il primo scudetto della storia gigliata. In occasione del suo compleanno, l'Associazione Glorie Viola lo ha intervistato ricordando gli anni trascorsi a Firenze e parlando anche della squadra di oggi.


Carpanesi, cosa pensa quando dico “Fiorentina”?

«La Fiorentina evoca in me migliaia di cose, tantissimi ricordi ed emozioni ancora vivide. La maglia viola è stata la prima che ho indossato in Serie A, nella stagione 1955/56. Non una stagione come le altre...».


Ci può raccontare qualcosa del suo arrivo a Firenze?

«Arrivai nel capoluogo toscano nel 1953 per sostenere un provino con la Fiorentina. Non ero del tutto convinto all'epoca, pensavo la mia strada fosse quella di studiare, fare l'università e trovare un lavoro. Il calcio per me era sempre stato soltanto un divertimento, mai un lavoro. Fu mio padre a dirmi di provare, dal momento che non avevo niente da perdere. In quel momento sulla panchina viola c’era Fulvio Bernardini, e devo dire che l'impatto con il mister fu tutt'altro che positivo: durante il provino mi schierò ala destra e io, essendomi sempre considerato una mezzala di punta, cercai di fargli capire le mie ragioni, ma lui mi rispose "chi sa giocare, sa giocare ovunque!". Ed effettivamente andò molto bene: segnai tre gol. Alla fine del provino mi dissero che mi avrebbero preso e mi offrirono cinquecentomila lire di acquisizione e altrettante se avessi debuttato nei successivi due anni. Cosa che poi avvenne. Scegliere Firenze non fu scontato come può sembrare, perché in quegli stessi giorni si presentò anche un osservatore del Genoa, ma risposi che avevo già un accordo con la Fiorentina: per me la parola data è una cosa seria. La storia non finì lì, perché anche la Juventus mi chiamò e volle testare le mie capacità... Dopo il provino mi dissero che mi avrebbero preso ma sarei dovuto restare giù per un altro anno data la mia giovane età. Questa fu una fortuna per me, perché mi permise di scegliere la Fiorentina con maggiore serenità».


Quindi cominciò così la sua avventura con la maglia viola...

«Ero piuttosto giovane e prima di esordire in Serie A divenni capitano delle giovanili e anche della Nazionale militare campione del mondo. Poi, finalmente, ci fu l'esordio a Ferrara contro la Spal: vincemmo 1-0 e segnai il mio primo gol. Ricordo ancora i titoloni sui giornali del giorno dopo, fu una grandissima emozione. Era quasi finito il campionato, e la Fiorentina divenne campione d'Italia per la prima volta nella sua storia: indimenticabile!».


Qual era il segreto di quella squadra praticamente invincibile?

«L'unione, senza dubbio. E poi la passione per il calcio. Eravamo grandi amici, prima ancora che compagni di squadra, ci vedevamo anche fuori dal campo, con le rispettive famiglie. Credo che lo spogliatoio fosse il vero segreto di quella squadra, regnava veramente un bel clima. Ricordo ancora che quando arrivai a Firenze, una delle prime cose che vidi vicino allo spogliatoio fu un cartello con scritto: "I diritti non nascono che da doveri compiuti". E questo è un grande insegnamento, che dà la misura di quanto sia differente il calcio di oggi».


Ci racconta un aneddoto accaduto in quegli anni?

«Eravamo tutti quanti piuttosto tranquilli, ma Magnini e Prini erano sempre pronti a scherzare. Ce ne sarebbero tantissime da raccontare, ma il primo momento divertente che mi viene in mente risale a quando eravamo in ritiro a Bulle: come potete immaginare non c'era niente da fare la sera in albergo, quindi ci divertivamo a tirarci le secchiate d'acqua. Una volta, però, la finestra era aperta e tirammo l'acqua di sotto... in testa al Sindaco e ad un carabiniere. In quelle occasioni stavamo in mutande, qualcuno addirittura nudo... Dai piani superiori scese Bernardini, Magnini era tutto nudo nel corridoio, cercò di nascondersi ma non trovò neanche una porta aperta e quindi prese un vaso, si attaccò al muro e assunse la posizione della Statua della Libertà. Forse pensava di passare inosservato, non lo so. Vi farei vedere la faccia del mister! [ride, ndr]».


Nella sua carriera da calciatore ha girato diverse squadre, ad esempio Palermo, Roma e Sampdoria. Che significato ha la maglia viola?

«Fiorentina e Roma sono state le tappe più importanti della mia carriera, ma tra di loro sono state molto diverse: a Firenze ho cominciato a muovere i primi passi, sono cresciuto, mentre a Roma ho avuto la mia consacrazione. Sono due città e due squadre a cui sono molto legato, ma l'anno dello scudetto viola è irripetibile».


Qual è il ricordo più brutto degli anni a Firenze?

«Senza dubbio quando dovetti lasciare la Fiorentina. Nel 1959 venni ceduto al Palermo neo-promosso, e anche se non era una cessione definitiva ci rimasi molto male perché avevo la sensazione che non si fossero resi conto di quanto fossi migliorato e fossi diventato importante per la squadra. A Palermo giocai un anno, durante il quale disputai le ultime dieci partite stando fermo cinque giorni su sette e prendendo delle pasticche a causa dell'appendicite con una punta d'ernia. Al termine del campionato mi operai, convinto che sarei tornato alla Fiorentina. Mi svegliai dopo l'operazione, mia moglie mi portò il “Corriere dello Sport” e lessi che ero stato ceduto alla Spal. Non potete immaginare la delusione, il dolore, per come era finito il rapporto con la Viola».


Venendo all’attualità, che squadra le sembra quella di quest'anno?

«La Fiorentina in questa stagione ha trovato tante difficoltà, ma i guai vengono da lontano, cioè dalla salvezza raggiunta con l’accordo tra gigliati e Genoa all’ultima giornata... tre anni fa. Da allora la Fiorentina naviga in situazioni non all’altezza, che non rispecchiano la sua storia».


Come si spiega queste difficoltà?

«Probabilmente sono stati sbagliati gli investimenti. Inoltre, non dobbiamo sottovalutare l’assenza del pubblico, che certamente toglie stimoli ai giocatori. Nel complesso, comunque, ho l’impressione che a questa squadra manchi personalità, manchino calciatori con gli attributi in grado di far uscire la squadra da situazioni scomode e da partite complicate. Poca personalità e poca voglia di sacrificarsi: credo siano questi i problemi della Fiorentina di oggi».


Dobbiamo preoccuparci guardando la classifica?

«La situazione è precaria, è vietato abbassare la guardia. Credo la squadra di Prandelli si salverà senza troppi problemi, ma attenzione alle altre in lotta per la salvezza che non sono ancora “morte”. Dopo aver conquistato la salvezza, poi, la società dovrà compiere delle scelte: scelte nette e ponderate, per riportare la Fiorentina dove merita».


Salutiamoci parlando di scudetto: lei è stato il primo a vincerlo qui a Firenze, quanto crede dovranno aspettare i tifosi viola per festeggiare il terzo?

«Bella domanda! [ride, ndr] Vede, le squadre vengono costruite nel tempo, ci vogliono anni. La Fiorentina del 1955/56 è cresciuta pian piano, grazie ad una programmazione seria e ben fatta. Nel calcio programmare è fondamentale: la società dovrebbe cercare di creare una base solida, un mix di giocatori giovani e di esperienza, apportando massimo uno/due correttivi a stagione. E occorre che Rocco Commisso sia più vicino e presente alla squadra. Solo così si arriva a vincere, ma ci vuole tanta pazienza e non sempre i risultati arrivano, perché possono esserci tanti fattori che incidono in negativo. Spero arrivi presto il terzo scudetto, manca veramente da troppo tempo!».

Intervista di Giacomo Cialdi