TANTI AUGURI, LORENZO!

TANTI AUGURI, LORENZO!

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Compie oggi 50 anni Lorenzo Amoruso, ex difensore della Fiorentina dal 1995 al 1997. Per l’occasione, l’Associazione Glorie Viola ha scambiato due battute con lui, ripercorrendo i suoi anni a Firenze ma commentando anche le vicende attuali dei gigliati.

Amoruso, cosa significò per lei la chiamata della Fiorentina?

«La Fiorentina era una squadra molto importante, faceva parte delle sette sorelle e in rosa c’erano grandi calciatori, perciò quella chiamata mi riempì d’orgoglio. Quell’anno arrivarono molte chiamate, sono sincero, ma la società viola fu più brava e forse tempestiva delle altre, perciò approdai a Firenze».

Che ruolo ha giocato l’esperienza fiorentina nella sua carriera e nella sua vita di uomo?

«Vestire la maglia gigliata è sempre stato un grande privilegio per me, sono stati due anni ricchi di soddisfazioni e che certamente mi hanno fatto crescere... da tutti i punti di vista. Ho conosciuto veramente la città dopo essere stato calciatore, quando ho scelto di vivere lì, restandone impressionato dalla bellezza. Ho stretto amicizie e rapporti importanti, che ancora conservo, perciò ho Firenze sempre nel cuore. E credo sia un amore reciproco, perché i fiorentini mi hanno dato tantissimo».

Una domanda forse un po’ scontata: qual è il ricordo più bello vissuto con la maglia viola?

«La vittoria della Coppa Italia, la notte di Bergamo. Vedere quarantamila tifosi ad aspettarci fu qualcosa di incredibile, di indescrivibile. E di indimenticabile. Credo sia stato qualcosa di irripetibile, un evento unico. In quel momento ci rendemmo conto della gioia che avevamo dato al popolo viola».

E il ricordo più brutto?

«La semifinale di Coppa delle Coppe 1997 con il Barcellona: l’arbitraggio fu ridicolo, ci penalizzò in modo evidente. Noi non fummo spettacolari, è vero, ma si percepì che il Barça doveva andare avanti a nostro discapito».

La sua è una delle ultime Fiorentine capaci di alzare un trofeo: cosa aveva in più la squadra di cui lei faceva parte rispetto a quelle successive?

«Il gruppo. Eravamo un bel gruppo, fatto da uomini prima che da calciatori. Allenatore, dirigenti e giocatori erano uomini con la U, capaci di discutere in modo acceso, confrontarsi in modo duro, ma sempre con lealtà e rispetto».

Veniamo ai temi di attualità in casa Fiorentina: come valuta la vicenda Gattuso? E che idea si è fatto sull’aria che tira in riva all’Arno?

«Credo ci sia una parola che ben riassume tutto: confusione. A Firenze nelle ultime settimane, e non solo, c’è stata una gran confusione. Sono sicuro che nell’affaire Gattuso la società avesse buone intenzioni, ma se vai a prendere l’ex Napoli devi conoscere il suo carattere e devi sapere chi c’è dietro di lui.  Purtroppo sembra sempre di inseguire qualcosa, di essere un passo indietro e dover rincorrere. Mi pare evidente che la società debba ancora imparare...».

Intanto è in dirittura d’arrivo l’ufficialità di Vincenzo Italiano sulla panchina viola. Che profilo è? Può essere l’uomo giusto nel posto giusto?

«Italiano è un ottimo profilo, ha belle idee, fresche e concrete. Se, come sembra, sarà lui l’allenatore, dovrà essere protetto dalla società perché non ha il bagaglio di esperienza di Gattuso, e non è abituato ad allenare calciatori di alta fascia... La società viola avrà un ruolo cruciale. Alla Fiorentina serve un uomo di polso e Italiano sembra esserlo: può fare bene!».

Cosa dovremmo aspettarci dal calciomercato?

«Credo a questa squadra occorrano almeno tre/quattro giocatori discreti, che possano far fare un salto di qualità alla rosa e al gioco. La Fiorentina deve risalire la classifica e tornare dove merita, ma deve prima risolvere alcune problematiche che hanno contraddistinto le ultime stagioni».

Intervista di Giacomo Cialdi