RICORDO DI MARIO MAZZONI...

RICORDO DI MARIO MAZZONI...

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Oggi ricorre il primo anniversario della morte di Mario Mazzoni, uno dei personaggi più importanti di tutta la storia della Fiorentina per la sua lunga militanza (venticinque anni trascorsi nel settore tecnico) e per il suo amore verso i colori viola. Mario Mazzoni nacque a Firenze il 29 marzo 1931, e dopo aver militato in giovanissima età in squadre minori (Virtus Spoleto, Le Signe, e Castelfiorentino), ed aver "assaporato" il calcio semiprofessionistico (quale era all'epoca dei fatti) indossando le maglie del Siena e dell'Empoli, si affermò ad Ascoli, disputando un ottimo Campionato di Serie D nel 1952-1953; Mario ebbe poi la sua definitiva consacrazione a Bari, militando nei "galletti" per ben dieci anni (dal 1953 al 1963), e fornendo un contributo fondamentale alla grande scalata della squadra pugliese che, partendo dalla Serie D, raggiunse la Serie A in soli cinque anni. A Bari Mario diventò ben presto un beniamino dei tifosi, che lo apprezzavano, oltre che per le sue doti tecniche, per la sua tenacia, per la sua abnegazione, e per il suo attaccamento alla maglia. Centrocampista di grande temperamento e di grande personalità, Mario fu per molto tempo il capitano della squadra barese, nella quale disputò, complessivamente, 313 (trecentotredici) gare di Campionato, risultando a tutt'oggi il terzo calciatore per numero di presenze con la maglia biancorossa. Nel periodo della sua militanza nella squadra pugliese, Mario fece parte della Nazionale B, e giocò la partita amichevole che la predetta selezione azzurra disputò a Lugano contro la Svizzera il 3 gennaio 1960, gara nella quale Mario segnò il decisivo gol del 3-2 che sancì la vittoria dell'Italia.

Poi, dopo aver disputato il Campionato 1963-1964 nelle file del Prato (militante in Serie B, ed il successivo Campionato 1964-1965 nelle file del Poggibonsi (militante in Serie D), dove ricoprì anche il ruolo di allenatore, appese le scarpette al chiodo, ed iniziò la sua attività di allenatore. Venne subito assunto dalla Fiorentina nell'estate del 1965, e guidò con successo alcune formazioni del settore giovanile viola, quali la squadra "juniores", la squadra "Primavera", e la squadra "De Martino", forgiando molti giovani calciatori di ottimo livello, dei quali si sarebbe poi avvalsa per anni la prima squadra (quali, ad esempio, Esposito, Orlandini, Parlanti, Pellegrini, Ghiandi, Piccinetti, Macchi, Caso, Rosi, Florio, e molti altri), e vincendo numerosi trofei nazionali ed internazionali. Poi, nell'estate del 1970, venne promosso quale "vice-allenatore" della prima squadra (all'epoca si usava l'espressione "allenatore in seconda"), e collaborò, nell'ordine, con Pesaola, Pugliese, Liedholm, Radice, Rocco, e Mazzone. Al termine del Campionato 1970-1971 (un torneo veramente disastroso per la Fiorentina, che ottenne la salvezza soltanto all'ultima giornata pareggiando sul campo della Juventus), venuto meno con effetto pressoché immediato il rapporto contrattuale che legava la Fiorentina all'allenatore Oronzo Pugliese, Mario guidò la Viola nel girone finale di Coppa Italia, e per poco non condusse la squadra ad un clamoroso successo. La storia si ripeté quattro anni dopo, allorché l'allenatore Nereo Rocco salutò la Fiorentina al termine del Campionato 1974-1975, lasciando a Mario la conduzione della squadra nella fase finale "a gironi" della Coppa Italia. Rispetto a quattro anni prima, però, l'esito fu diverso: la Viola si aggiudicò il proprio girone ed approdò in finale, dove - nella gara disputatasi a Roma il 28 giugno 1975 - superò il Milan per 3-2, grazie alle reti di Casarsa, Guerini, e Rosi, e soprattutto grazie ad una perfetta interpretazione della partita da parte di Mario Mazzoni, che surclassò sul piano tattico l'allenatore milanista Gustavo Giagnoni, e regalò alla Fiorentina l'ambito trofeo. Più che giusto, quindi, il riconoscimento che i calciatori della Viola tributarono al termine dell'incontro a Mario, che venne issato sulle loro spalle e portato in trionfo. Nel corso del Campionato 1977-1978 Mario venne chiamato dal Presidente Rodolfo Melloni a "tamponare" le dimissioni dell'allenatore Carletto Mazzone in un'annata che si stava rivelando assai difficile (e nella quale, ancora una volta, la Fiorentina evitò la retrocessione in Serie B soltanto all'ultima giornata grazie al pareggio interno contro il Genoa); ed anche in questa occasione Mario rispose "presente", guidando la prima squadra per cinque partite, prima di lasciare le redini del comando a Beppe Chiappella, che condusse la Viola ad una soffertissima salvezza. Poi, al termine di quella stagione, Mario lasciò la Fiorentina, ed assunse il ruolo di capo-allenatore del Siena, guidando i bianconeri nel Campionato di Serie C/2 disputatosi nella stagione 1978-1979. Successivamente fondò a Firenze una scuola calcio, la "Florentia", che diresse sino al giugno 1990, anno in cui rientrò nella famiglia viola quale responsabile tecnico del settore giovanile; ruolo che ricoprì sino al fallimento della società, avvenuto nel 2002. Complessivamente, quindi, venticinque anni di Fiorentina per Mario Mazzoni. E sono stati venticinque anni di dedizione e di amore per quest'uomo schivo e sempre volontariamente lontano dalla luce dei riflettori, che è stato senza ombra di dubbio uno dei tecnici più seri e più preparati di cui la Viola si sia avvalsa nel corso di tutta la sua storia, e che, nondimeno, è stato sempre amato da tutti i calciatori alla sue dipendenze per le sue eccezionali doti di umanità e per la sua travolgente simpatia tutta fiorentina. Normalissimo, quindi, che Mario sia stato inserito nella "Hall of Fame Viola", curata dal Museo Fiorentina, in data 6 ottobre 2014; giusto e meritato riconoscimento per questo grande uomo e per questo grande allenatore che la Viola ha avuto la fortuna di annoverare per venticinque anni fra le proprie file.

Mario è stato un grande amico dell'Associazione Glorie Viola, e non mancava mai agli eventi organizzati dall'Associazione, durante i quali non faceva mancare il suo contributo costituito dalla memoria di fatti, circostanze, ed aneddoti del tutto inediti e spesso "colorati" con la sua inimitabile, insuperabile, e coinvolgente narrativa.

Ci ha lasciati il 17 maggio 2019, pochi giorni dopo aver partecipato alle giornate organizzate dalla Fiorentina per celebrare il cinquantenario della conquista del secondo scudetto. Era assai provato nel fisico, era uscito da pochi giorni dall'ospedale, ma volle comunque essere presente in quelle serate nelle quali si ricordava il trionfo della sua Fiorentina. Sicuramente la morte aveva già bussato alla sua porta qualche giorno prima, ma lui, con il suo tipico spirito fiorentino e scanzonato, le aveva detto di ripassare dopo le celebrazioni del secondo scudetto, alle quali non poteva e non voleva mancare, tanto grande era il suo amore per la Viola!.....

Ciao Mario, riposa in pace, ci sei mancato, ci manchi, e ci mancherai sempre!...

Un grande abbraccio, ovunque tu sia.

Roberto Romoli, Vice Presidente Associazione Glorie Viola