QUANDO IL CALCIO NON È PIÙ CALCIO...

QUANDO IL CALCIO NON È PIÙ CALCIO...

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La Serie A, per il momento, va avanti, anche se è tremendamente difficile parlare di sport e pensare al calcio oggi, con un paese piegato dal COVID-19 e, conseguentemente, da un'economia che si è fermata. La Fiorentina è scesa in campo ieri pomeriggio a Udine, in un clima surreale, disputando una gara assolutamente sottotono: è apparsa timorosa, contratta, con poche idee e zero gioco. E' stata una partita brutta, mediocre, noiosa e il pari ci sta tutto. Ad entrambe le squadre andava bene il pareggio. Ma è un match che lascia il tempo che trova, se si pensa al contorno: due test al giorno a ogni giocatore, centro sportivo isolato, misurazione della temperatura prima di scendere in campo, niente stretta di mano prima del fischio d'inizio, Damiano Tommasi che invoca lo sciopero e la sospensione del campionato, zone rosse, contagiati e vittime. I calciatori sono dei privilegiati, ma non vivono in una bolla: risentono del clima generale, esattamente come noi. Inoltre, senza pubblico il calcio non è più calcio. E' qualcosa di profondamente diverso, perde gran parte del suo senso.

Nelle prossime 24/48 ore verrà presa la decisione sulla eventuale sospensione della Serie A. La sensazione è che si possa optare per lo stop, perché continuare a giocare a pallone in questa situazione ha poco senso. Il campionato è condizionato, perciò sarebbe auspicabile fermarsi - come successo negli altri sport, o nel campionato svizzero -, nonostante i problemi siano tanti: si annulla la stagione? si assegna ugualmente lo scudetto? retrocessioni e promozioni? in Europa chi va il prossimo anno? Ripartiremo?. Qualunque decisione verrà presa, occorre chiarezza e determinazione: basta caos, finiamola con gli annunci e le smentite, lo scaricabarile e altre abitudini tutte italiche.

Articolo di Giacomo Cialdi