UNA FINALE VERGOGNOSA

UNA FINALE VERGOGNOSA

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Il 30 maggio 1957, esattamente sessantaquattro anni fa, si disputò allo Stadio Santiago Bernabeu di Madrid la finale della Coppa dei Campioni, antesignana dell'attuale Champions League, giunta alla sua seconda edizione. Si contendevano l’ambito trofeo internazionale il Real Madrid di Alfredo Di Stefano e di Francisco Gento, e la Fiorentina campione d’Italia nel Campionato 1955-1956, che aveva in Julio Botelho, detto Julinho, ed in Miguel Montuori, i suoi principali alfieri, e che – sia detto per inciso – era la prima squadra italiana a disputare una “finale” europea. La gara si disputò nel pomeriggio, davanti a 124.000 (centoventiquattromila) spettatori, e senza diretta televisiva o radiofonica. Altri tempi.

La Viola era giunta in finale superando gli svedesi del Norrkoping al primo turno, gli svizzeri del Grasshopper nei “quarti”, e, con qualche patema d’animo, la squadra jugoslava della Stella Rossa di Belgrado in semifinale. La Fiorentina dovette rinunciare agli infortunati Chiappella, Rosetta, e Prini, e quindi l’allenatore Fulvio Bernardini schierò la seguente formazione: Sarti, Magnini, Cervato, Scaramucci, Orzan, Segato, Julinho, Gratton, Virgili, Montuori, Prini. Il Real Madrid era certamente uno squadrone, ma anche la Viola era una grande squadra, e la gara era aperta ad ogni risultato, sebbene gli spagnoli apparissero favoriti, se non altro perché potevano contare – particolare non trascurabile – sul vantaggio di giocare la partita sul proprio campo ed al cospetto dei propri tifosi. Il primo tempo fu sostanzialmente equilibrato, e la Fiorentina dimostrò di riuscire a tener testa alla fortissima corazzata spagnola, difendendosi bene e rendendosi pericolosa con alcune sortite offensive. Lo stesso sostanziale equilibrio contraddistinse anche la prima metà del secondo tempo, fino a quando non si giunse al sessantanovesimo minuto, allorquando l’attaccante spagnolo Mateos, in evidente posizione di fuorigioco, peraltro prontamente segnalata dal guardalinee, ma ignorata dall’arbitro olandese Horn, si involò verso la porta difesa dall’estremo difensore gigliato Sarti, interrompendo la propria corsa a seguito di un intervento falloso di Magnini effettuato abbondantemente al di fuori dell’area di rigore. L’arbitro Horn, tuttavia, incredibilmente e fra lo stupore generale, decise di punire il fallo di Magnini con un calcio di rigore in favore dei "blancos", ed a nulla valsero le vibranti proteste dei calciatori viola, e soprattutto dello stesso Magnini, che invano cercò di indurre l’arbitro a recedere dalla sua decisione mostrandogli il “punto” esatto in cui era avvenuto il fallo. Il conseguente calcio di rigore venne realizzato da Di Stefano, nonostante una felice intuizione del portiere viola Sarti, e così le “merengues” passarono in vantaggio. La Fiorentina, a questo punto, si gettò disperatamente in avanti alla ricerca del pareggio, ma dopo pochi minuti incassò il secondo gol degli spagnoli, realizzato in contropiede dal velocissimo attaccante dei “blancos” Francisco Gento, che di fatto chiuse la gara in favore del Real Madrid, che così si aggiudicò per il secondo anno consecutivo la Coppa dei Campioni. Il Real, come detto, era certamente una grande squadra, ma restò l’ombra del vergognoso calcio di rigore letteralmente regalato alle “merengues” dall’arbitro Horn, senza il quale la partita avrebbe potuto avere un diverso esito, e che evocò cattivi pensieri. I calciatori della Fiorentina uscirono dal campo fra gli applausi del pubblico spagnolo, fatto che soltanto in minima parte attenuò la loro delusione per il torto patito. Ed il grande Ardico Magnini non seppe mai darsi pace per quel vergognoso ed ingiusto calcio di rigore...

Roberto Romoli, Vice Presidente Associazione Glorie Viola