PAPA E PAPPA

PAPA E PAPPA

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Il 4 maggio 1975 era in programma la ventottesima giornata del Campionato 1974-1975, che vedeva la Fiorentina impegnata a Roma contro la Lazio, in una gara che non aveva più alcun particolare interesse di classifica per la Viola, mentre la squadra romana era alla ricerca di un piazzamento finale che le garantisse la partecipazione alla Coppa UEFA nella stagione successiva. La trasferta di Roma fu comunque caratterizzata da un evento particolarmente significativo: il giorno antecedente la gara, il sabato 3 maggio 1975, tutta la comitiva della Fiorentina, guidata dal notaio Giancarlo Rovai, dirigente della squadra viola, si recò in Vaticano in udienza dal Santo Padre Paolo VI. Fu quello un momento particolarmente emozionante per la comitiva gigliata, immortalato da una foto che viene pubblicata a corredo di questo scritto.

Il giorno successivo si disputò la gara contro la Lazio, che stava giocando le sue ultime partite di Campionato con la maglia scudettata, simbolo del titolo di Campione d’Italia conquistato l’anno precedente, ed al quale, ormai, aveva di fatto abdicato da tempo. Non fu una grande partita, ed il risultato rimase fermo sullo 0-0 sino al novantesimo minuto, allorquando l’esordiente arbitro Lops di Torino concesse alla Lazio un calcio di rigore molto dubbio (eufemismo) per un fallo compiuto da Della Martira su Wilson, che cercava di contrastare una rimessa del portiere della Fiorentina Superchi. Le proteste dei calciatori viola furono assai vibranti, ma l’arbitro Lops fu irremovibile nella sua decisione. Il rigore calciato da Chinaglia venne respinto da Superchi, ma il centravanti laziale riuscì a ribattere in gol da posizione assai defilata, portando in vantaggio i biancocelesti quando ormai dovevano giocarsi soltanto due o tre minuti di recupero. Le proteste continuarono anche dopo la realizzazione del calcio di rigore; il più deciso nel contestare la decisione arbitrale fu sicuramente Giancarlo Galdiolo, detto “Pappa”, che disse qualcosa di molto pesante all’arbitro, tanto da venire espulso. Dieci contro undici? Neanche per sogno.

Il “Pappa”, furibondo come non mai, prima si incamminò verso gli spogliatoi e si tolse la maglia, poi ci ripensò, si rimise la maglia, restò in campo, e continuò a giocare il restante scampolo di gara come se nulla fosse accaduto... E l’arbitro? Forse non si accorse di niente, o forse glissò... Meglio non contrariarlo, il "Pappa", quando si arrabbiava di brutto...

Roberto Romoli, Vice Presidente Associazione Glorie Viola