FINALMENTE IL CAMPO, FINALMENTE LA VIOLA. ANCHE SE IL PARI...

FINALMENTE IL CAMPO, FINALMENTE LA VIOLA. ANCHE SE IL PARI...

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È ripartito finalmente il campionato, siamo tornati a vedere il pallone rotolare e a parlare di calcio giocato. Quanto ci era mancato, nelle ultime settimane. E quanta nostalgia avevamo della nostra Fiorentina, dell’inno di Narciso Parigi, della classe di Ribery e Castrovilli. Per tantissimi tifosi è un sollievo, questo spiraglio di quasi normalità. Anche se, diciamocelo con franchezza, il calcio, senza pubblico, perde molto del suo entusiasmo.

Il ritorno in campo della Fiorentina purtroppo, però, non è stato accompagnato da una vittoria. Anzi, il primo tempo col Brescia è stato brutto, la Viola compassata, sterile e contratta. Conseguenza, forse, anche dei tre mesi di stop causa Covid-19, delle tante polemiche, della paura, dello stadio deserto... Un primo tempo da dimenticare! Nella ripresa, invece, è uscita la squadra di Iachini, è sembrata più viva e brillante, grazie soprattutto alle invenzioni di Ribery e Castrovilli. E alla fine il pareggio è stretto per le tante occasioni create e non concretizzate... Errori e un pizzico di sfortuna. Un peccato, perché ripartire con una bella vittoria avrebbe dato un po’ di entusiasmo (e felicità) ai tifosi, avrebbe permesso di guadagnare tre punti in classifica e avrebbe “nascosto” qualche problema che ormai da tempo contraddistingue la Fiorentina: il poco, pochissimo gioco. Vuoi perché Pulgar non è un regista alla Pizarro, vuoi perché Duncan non è Borja Valero, vuoi perché Iachini è un tecnico che predilige la concretezza rispetto al bel gioco, questa squadra, salvo rari casi, non offre uno spettacolo calcistico gradevole. E finisce per affidarsi alle giocate dei suoi talenti più puri. È fondamentalmente questo il problema (e l’inadeguatezza di alcuni singoli, chiaramente), perché da sempre sentiamo ripetere che le vittorie si costruiscono attraverso il gioco, l’identità di squadra e altre piccole, grandi cose che oggi la Viola sembra aver smarrito. E non essere in grado di ritrovare tanto facilmente. Perciò l’auspicio è che la squadra raggiunga velocemente quota salvezza e poi, con fermezza e chiarezza, la società prenda delle decisioni. Sull’allenatore, certo, ma non soltanto.

Non è oggi, però, il momento di discuterne. Oggi c’è necessità del sostegno dei tifosi (che non è mai mancato, e mai mancherà). C’è bisogno di poche polemiche, poche dita puntate e tanto sostegno. Perché il campionato è ancora lungo, ci sono tante partite complicate - vedi sabato prossimo in casa dell Lazio - ed è importante non rivivere un finale di stagione spaventoso come quello dello scorso anno. Stadio e salvezza. Sono queste due le "battaglie" che Firenze e la tifoseria viola debbono portare avanti in questo torrido mese e mezzo che abbiamo davanti.

Articolo di Giacomo Cialdi