AUGURI DANIELE!

AUGURI DANIELE!

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Oggi Daniele Massaro compie sessanta anni. Una carriera infinita, con quattro scudetti, due Coppe dei Campioni, e due Coppe Intercontinentali vinte in rossonero, una finale di Coppa del Mondo in Nazionale da titolare, ma anche con cinque anni straordinari a Firenze, nel periodo più bello e più fulgido della grandissima Fiorentina dei Pontello, in cui disputò centoquaranta partite in Serie A (realizzando undici gol), trentacinque in Coppa Italia, e sei in Coppa Uefa. Appare impossibile non legare in modo inscindibile il grande sogno della Fiorentina dei primi anni ottanta con la fughe, la classe, la velocità, e la potenza di un giocatore versatile, devastante, cresciuto in modo esponenziale nel lustro in cui vestì la maglia viola. E davvero nessuno se lo sarebbe immaginato nell’estate del 1981, quando il grande Direttore Sportivo Tito Corsi, nell’acquistare dal Monza, in Serie B, quello che pareva essere il giovanissimo futuro bomber del calcio italiano, Paolo Monelli, si fece dare da Adriano Galliani, a sorpresa, anche un’ala ventenne, con già diverse presenze in cadetteria, ma di cui si sapeva poco, a parte che corresse molto e che fosse parecchio veloce. Ed invece, tra le grandi stelle arrivate a Firenze per costruire una squadra da scudetto (Cuccureddu, Vierchowod, Pecci e Graziani), la vera sorpresa, il punto di rottura, fu proprio il ragazzo brianzolo nato il 23 maggio 1961. Allo Stadio Comunale cominciò a stupirci la notte del 29 agosto 1981; per celebrare quella grande campagna acquisti, il Conte Pontello aveva organizzato un’amichevole sensazionale con l’Argentina campione del mondo. Davanti a gente come Maradona e Passarella, De Sisti dette la maglia numero 11 proprio a Daniele, che fece capire subito un fatto nuovo: andava ad una velocità doppia rispetto agli altri. Picchio l’aveva già visto e capito nel ritiro estivo, che si svolse al "Ciocco", ed aveva intuito che con Massaro poteva permettersi un’ala di livello europeo, che poteva stare indifferentemente, cambiando diverse volte durante la partita, sia a destra che a sinistra, rientrando e portando il pallone con fughe eccezionali verso due grandi punte come Daniel Bertoni e Ciccio Graziani. Ed infatti quel Campionato immortale e maledetto (per come finì) lo vide sempre titolare, tranne che nel recupero contro l’Ascoli, con una crescita continua che si realizzò, in particolare, dopo l’infortunio di Antognoni, quando, in una squadra tutta pressing e velocità, divenne praticamente immarcabile, con prestazioni di livello assoluto, come nello splendido scontro diretto contro la Juventus a Torino, o nella doppia vittoria interna contro il Napoli e poi contro l’Inter (quest’ultima forse una delle sue migliori prestazioni di sempre) verso la fine del girone di andata, che lanciarono la Fiorentina in testa al Campionato. Segnò anche il suo primo gol, nella fondamentale vittoria di Avellino, dopo una fuga di sessanta metri che ripeté il 25 aprile a Napoli, prima di dare ad Antognoni il pallone per uno dei gol più belli del Campionato. Si confermò l’anno successivo, segnando tra l’altro cinque reti, prima di diventare protagonista, nel Campionato 1983-1984, di uno degli esperimenti più avveniristici e riusciti della Fiorentina di Picchio De Sisti, in una squadra che ancora oggi tutta una generazione ricorda come la più bella di sempre: Picchio inventò un "3-5-2" ante litteram offensivo come non mai, con Massaro ed il fantastico Pasquale Jachini sulle fasce, in un centrocampo da sogno con Antognoni, Oriali, e Pecci a servire il miglior Bertoni di sempre ed il bravissimo, appena ventenne, Paolo Monelli. Senza l’infortunio di Antognoni nella partita contro la Sampdoria disputata il 12 febbraio 1984, forse sarebbe stato davvero scudetto, e comunque Daniele, convocato con regolarità anche da Bearzot, era ormai diventato il miglior esterno del Campionato. L’evoluzione tattica decisiva nella sua carriera arrivò però due anni dopo, nel suo ultimo anno a Firenze, ed il protagonista fu l’allora straordinario mister Aldo Agroppi. Il 3 novembre 1985, contro l’Inter giunta a Firenze con il vento in poppa, l’allenatore di Piombino lo trasformò in vero attaccante: una seconda punta velocissima e devastante nei suoi contropiedi, ma sempre vicina all’area avversaria. Agroppicapì che nel calcio atletico che si stava evolvendo Massaro sarebbe potuto diventare un grande attaccante puro, bravo a saltare la linea difensiva, e sempre più presente in zona gol. E proprio nel Milan sacchiano, dopo un non facile periodo di assestamento, divenne la miglior seconda punta da affiancare a Marco Van Basten, segnando moltissimo, fino trionfare poi con Capello, da attaccante puro, nella Coppa dei Campioni del 1994.

Con l’addio nel 1986 di Passarella, di Galli, e proprio di Massaro, finivano i grandi sogni di Pontello e l’opportunità, tra mille sfortune, di vincere il tricolore. A Firenze restarono due giovani, uno che si stava velocemente affermando, l’altro che doveva ristabilirsi da un tremendo infortunio, che Daniele aveva accompagnato nel suo ultimo anno fiorentino: Nicola Berti e Roberto Baggio. Un giorno, otto anni dopo, avrebbero sfidato con lui, a Pasadena, il Brasile nella finale mondiale.

Auguri Daniele, buon compleanno!

Fabio Incatasciato, Collaboratore Associazione Glorie Viola