Tanti auguri, Kurt!

Tanti auguri, Kurt!

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Compie oggi 85 (ottantacinque) anni Kurt Hamrin, nato a Stoccolma (Svezia) il 19 novembre 1934, mitico attaccante viola dal 1958 al 1967. Kurt Hamrin – che peraltro è l'attuale Presidente dell'Associazione Glorie Viola, a testimonianza del suo eterno amore verso la Fiorentina – è stato, insieme a Batistuta, il più grande cannoniere della storia viola. Del resto, i numeri parlano per lui: duecentottantacinque reti segnate nelle gare ufficiali disputate in maglia viola, e – per giunta – con pochissimi calci di rigore. Al di là dei numeri, Kurt è considerato giustamente, a tutt'oggi, una vera e propria "icona" della Fiorentina; e quando si parla di lui, tutti lo raffigurano con la maglia viola, perché, sebbene abbia indossato anche le maglie di Juventus, Padova, Milan, e Napoli, il "clou" del suo percorso calcistico si è svolto a Firenze, dove, fra l'altro, ha scelto di vivere al termine della sua carriera, e dove vive tuttora (in zona Coverciano) insieme alla deliziosa signora Marianne, con la quale convolò a giuste nozze il 12 febbraio 1955, e con la quale, pertanto, festeggerà, il prossimo 12 febbraio 2020, il prestigioso traguardo delle cosiddette "nozze di pietra", ovvero dei sessantacinque anni di matrimonio. Kurt arrivò in Italia nel 1956 quando non aveva ancora compiuto ventidue anni ed era già un calciatore affermato nella sua Svezia, tanto che già militava nella Nazionale del suo Paese insieme ad altri suoi connazionali di altissimo livello, quali Liedholm, Nordhal, Gren, e Skoglund (con i quali disputò il Mondiale del 1958, giungendo in finale, ove la Svezia venne sconfitta dal grande Brasile di Pelè). Detto per inciso, Kurt aveva già indossato la maglia della Nazionale svedese anche in un altro sport, l'hockey su ghiaccio, e si era distinto anche in questa disciplina - ma guarda un po' la combinazione - per le sue spiccate doti di implacabile goleador. Fu tesserato dalla Juventus, che però non credette molto in lui, anche perché la sua annata fu costellata da vari infortuni. Così, venne trasferito al Padova di Nereo Rocco, dove disputò un'ottima stagione, segnando venti gol in trenta partite di Campionato. La Fiorentina, alle prese con il difficilissimo compito di sostituire il grande Julinho - tornato in Brasile - se ne assicurò le prestazioni nell'estate del 1958. Kurt non ebbe alcun problema di ambientamento con la sua nuova squadra, e, a suon di gol, fece innamorare subito gli sportivi fiorentini. Certo, era impossibile far dimenticare Julinho, e nessuno lo pretendeva, ma Kurt riuscì nella titanica impresa di non farlo rimpiangere, non solo per le caterve di gol che realizzò in ogni stagione, ma anche per l'attaccamento che dimostrò alla maglia viola sin dalle prime gare da lui disputate. D'altra parte, Kurt a Firenze si trovò subito bene, sia con la città (il che è scontato, perché è facilissimo innamorarsi di Firenze), sia con i fiorentini (il che è un po' meno scontato, data l'indole "brontolona" degli stessi fiorentini...). Egli stesso ebbe a dire: "Siccome i fiorentini sono polemici per natura, ed anche io lo sono, ci siamo capiti subito...". Insomma, uno "svedese - fiorentino", nei confronti del quale - da parte dei tifosi viola - fu amore a prima vista, come dimostrato dall'affettuoso nomignolo di "Uccellino", che faceva riferimento al suo fisico esile, alla sua estrema agilità, ed alle sue movenze, appellativo che venne coniato da Beppe Pegolotti, prestigiosa firma de "La Nazione", e che venne subito adottato da tutti gli sportivi fiorentini. Che tipo di calciatore era Kurt? E' molto difficile rispondere a questa domanda per dare un'idea a coloro che, per motivi anagrafici, non lo hanno mai visto giocare, anche perché, con riferimento ai calciatori odierni, è impossibile individuarne uno soltanto che abbia le sue caratteristiche; infatti oggi, in tutto il mondo, non esistono calciatori a lui paragonabili.

Kurt era un calciatore che aveva il gol nel sangue, che "sentiva" e che "fiutava" il gol, che si trovava sempre al posto giusto nel momento giusto, che intuiva un centesimo di secondo prima di tutti gli altri il possibile sviluppo dell'azione offensiva, che "c'era sempre" e che, quando gli capitava l'occasione da gol, non la sbagliava mai... Doti innate, tutte queste, che non si imparano e non si insegnano: o le hai, o non le hai... E Kurt le aveva, eccome se le aveva... Ne sa qualcosa Pizzaballa, ottimo portiere dell'Atalanta nella stagione 1963-1964, che il 2 febbraio 1964, nell'incontro casalingo che gli orobici disputarono contro la Viola, incassò ben sette gol, di cui cinque recapitati direttamente dal piede di Kurt (record tuttora imbattuto di gol segnati in trasferta in una partita di Campionato da parte di un solo calciatore). Immenso Kurt. Era un "rapace" dell'area di rigore. I difensori non potevano permettersi il minimo errore o la minima distrazione, perché lui era in agguato, pronto a punirli; i portieri dovevano stare ben attenti alla "presa", perché se il pallone scivolava dalle loro mani, subito c'era lui pronto a ribattere in gol. Grandissimo Kurt. E' stato l'idolo di migliaia di bambini nati negli anni cinquanta e nei primi anni sessanta, che sognavano di ripeterne le gesta. Chi scrive è uno di questi, e, quando gli venne regalata la prima maglia viola, all'età di sei anni, "pretese" che la sua mamma cucisse sul retro di quella maglia il numero "7", il numero di Kurt, il numero del suo Campione...

Molti di quei bambini, che oggi si trovano intorno alla "sessantina", e che vivono nelle più disparate regioni italiane, individuano in Kurt il "colpevole" della loro perdurante "malattia viola"... Fantastico Kurt. E' stato un formidabile fuoriclasse, tuttora insuperato e peraltro insuperabile nel suo genere. Ha contribuito a scrivere la storia della Fiorentina, con la quale ha conseguito la vittoria nella Coppa delle Coppe del 1961, in due Coppe Italia (1961 e 1966), ed in una Mitropa Cup (1966). Lasciò la Fiorentina, direzione Milan, nel 1967, non per sua scelta, ma per volontà della dirigenza viola, che lo impiegò come "pedina di scambio" nell'affare che portò a Firenze Amarildo; fosse stato per lui, sarebbe rimasto in viola sino al termine della carriera. A Firenze per poco non scoppiò la rivolta: gli intellettuali fiorentini furono addirittura sul punto di riunirsi per firmare un manifesto contro la sua cessione. La moglie Marianne pianse, i figli giunsero a Milano indossando tutti una maglietta viola, tanto per mettere subito le cose in chiaro, e per far capire a tutti da che parte stava il loro cuore... Campione in tutti i sensi, anche in educazione ed in lealtà: basti pensare che in tutta la sua carriera non è mai stato ammonito né, tanto meno, espulso. Kurt ebbe a dire tempo fa descrivendo le proprie caratteristiche di calciatore: "Cercavo di sfruttare al cento per cento le mie doti fisiche di agilità e di velocità nei movimenti brevi, che mi consentivano di approfittare degli errori dei difensori avversari; ero un calciatore sul tipo di Paolo Rossi". No caro Kurt, questa non l'hai raccontata giusta. Ristabiliamo subito la verità. E' vero esattamente il contrario, è stato Paolo Rossi un calciatore sul tipo di Kurt Hamrin, e non per niente, anche il bambino Paolo Rossi, per sua stessa ammissione, era fra quelli che avevano in Kurt il proprio idolo... Ma il pur ottimo Pablito non è mai riuscito ad uguagliare la grandezza di "Uccellino", e nessuno mai potrà uguagliarla... Buon compleanno carissimo Kurt, ti vogliamo bene, sarai sempre il mito di quei bambini, oggi circa sessantenni, che anche grazie a te amano ancora la Fiorentina.

Roberto Romoli, Vice Presidente Associazione Glorie Viola

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