Tanti auguri, Fabrizio!

Tanti auguri, Fabrizio!

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In occasione del suo settantesimo compleanno, l'Associazione Glorie Viola ha intervistato Fabrizio Berni, difensore della Fiorentina dal 1969 al 1971.

Fabrizio, cosa ha significato per lei, un ragazzo di Castelfiorentino, la chiamata da parte della Fiorentina? E quanto è stata importante l'esperienza in viola per la sua carriera?

«Quando ricevetti la chiamata della Fiorentina quasi non ci credevo. In viola ho fatto asilo e scuola elementare, ho mosso i primi passi nel mondo del calcio. Ho avuto la fortuna di incontrare grandi maestri, uno su tutti Mario Mazzoni: fu fondamentale per la mia crescita calcistica e umana. Per questi motivi l'esperienza fiorentina è stata indimenticabile per me, ho grandi ricordi e tanto affetto verso quella maglia. Nella mia carriera ho girato sei squadre, ho giocato più di seicento partite tra Serie A e B, ma tifo la Viola come un bambino, a dimostrazione del legame che mantengo con questi colori».

Qual è il ricordo più bello che si porta dentro?

«C'è una partita in particolare che mi è rimasta impressa nella mente, ed è Vicenza-Fiorentina della stagione 1970/71. Eravamo in una situazione di classifica piuttosto precaria, il rischio di retrocedere era concreto e quella gara poteva essere determinante, anche perché era la terzultima partita della stagione e dopo il Vicenza dovevamo giocare contro Inter e Juventus. Per fortuna riuscimmo a vincere grazie al gol di Alessandro Vitali, e ricordo la felicità e il sospiro di sollievo di tutta la squadra e dei tifosi».

E il ricordo più brutto?

«Ai miei tempi non c'erano i procuratori, i cartellini dei calciatori erano di assoluta proprietà delle società. Il mio sogno era quello di restare a Firenze per sempre, ma purtroppo non fu possibile. Una mattina vennero a suonare al mio campanello e mi dissero che la Fiorentina mi aveva venduto al Cesena. Non potevo crederci, pensavo fosse un errore... poi lessi il giornale e capii che era tutto vero. Fu una bomba atomica, una pugnalata al cuore. Questo è il momento più brutto e triste della mia avventura con la maglia viola».

Cosa avrebbe fatto Fabrizio Berni se non fosse diventato un calciatore?

«Sono quasi certo avrei fatto il professore di lettere. Da ragazzo ho fatto il ginnasio e il liceo classico... per anni ho studiato e mi sono allenato, nient'altro! Poi mi sono iscritto all'università, a lettere moderne, e ho dato anche nove esami: non volevo mollare, la carriera del calciatore mi sembrava troppo difficile da perseguire. Poi, ad un certo punto, capii che il calcio mi aveva aperto le porte. Non ho rimpianti, a questo sport ho dato tutto ciò che avevo, ma il professore di lettere è un mestiere che avrei svolto molto volentieri».

Veniamo ai temi di attualità: che giudizio si sta facendo su Rocco Commisso e sulla nuova Fiorentina che sta nascendo?

«Commisso ha avuto un impatto estremamente positivo sulla città, è un personaggio empatico e simpatico, ha ricreato entusiasmo in una tifoseria che nell'ultimo periodo era un po' giù. Adesso dovremo dargli un po' di tempo...».

È soddisfatto della conferma di Montella? E del ritorno di Pradè?

«Montella è un buon allenatore, la conferma ci sta. Credo la nuova proprietà abbia fatto anche un ragionamento economico. Per quanto riguarda il Direttore sportivo, ho un buonissimo ricordo di lui a Firenze: riuscì a costruire un'ottima squadra, tenendo comunque un occhio sul bilancio. Sono convinto si possa ricreare un buon feeling tra Montella e Pradè».

Nelle prossime settimane ci sarà da affrontare la spinosa questione relativa a Federico Chiesa. Che idea si è fatto a riguardo?

«Non vorrei apparire blasfemo, perciò cercherò di spiegarmi bene: Federico è un ottimo giocatore e se restasse alla Fiorentina sarei contento. Detto questo, per le sue qualità non potrà restare a Firenze a lungo, quindi trattenerlo un altro anno solo per accontentare i tifosi mi sembrerebbe un colpo di teatro. Se arrivasse una offerta che la società reputa congrua e adeguata, io lo darei via. A patto, ovviamente, che tutti i soldi ricavati vengano reinvestiti nel rafforzamento della rosa».

In questi giorni si sta parlando anche di un ritorno in società di Gabriel Omar Batistuta...

«Bati è stato un grandissimo calciatore, un fantastico bomber, ma non è detto che un giocatore importante diventi poi un bravo dirigente. Che esperienza ha Batistuta come dirigente di calcio? Che ruolo andrebbe a ricoprire? Se tornasse come osservatore sarei più che d'accordo, perché penso che un ex calciatore abbia più occhio di un direttore sportivo o di un giornalista, ma non lo ritengo pronto per altri ruoli. Deve fare esperienza in società minori, prima di entrare in un club importante come la Fiorentina. Troppo spesso purtroppo si cede alla suggestione del nome, ma ci sono due rischi: il primo è che l'esperienza venga fatta sulla pelle della società, in questo caso la Fiorentina; il secondo è che le risorse che l'uomo in questione potrebbe portare non vengano sfruttate, vedi il caso Totti a Roma. Quindi, sarei cauto sul ritorno di Batistuta».

Intervista di Giacomo Cialdi